martedì 31 marzo 2026

Articolo interessante

Ho finito di perfezionare questo blog. Via fronzoli inutili che distolgono l'attenzione sulla vera tematica di questo spazio. 
Chiusi definitivamente i commenti che non aggiungono nulla di valore ai contenuti dei post e poi, sinceramente, ai fini dell'indicizzazione servono a poco. Solo una perdita di tempo.

Dunque si riprende, rispettando solo ed esclusivamente l'argomento: la storia, ovviamente per come la interpreto io, e sempre ovviamente, chi non è concorde può andare altrove, il web è immenso. 

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Giornata della memoria: una riflessione controcorrente
30-01-2026 - di: Franco Di Giorgi
Come di consueto, anche quest’anno, il 27 gennaio, si è celebrata la Giornata della memoria. E ciò sebbene fino al 26 vi era e dal 28 continuerà ad esserci il regno dell’oblio. Si è dovuto commemorare per forza, anche se il mese prossimo si dovrà onorare pure il Giorno del ricordo, istituito appositamente per far dimenticare il Giorno della memoria. In entrambi i casi e per motivi diversi si deve e si vuole ricordare qualcosa per meglio dimenticare qualcos’altro. Anzi, si prende a pretesto il ricordare per permettere alla coscienza, nella realtà demente che si ritrova a riflettere, di fare, come si suol dire, buon viso a cattivo gioco.
Il gioco che essa è costretta a registrare e a seguire è in effetti proprio un cattivo gioco. Perché cattivo? Per dei motivi che sono davanti agli occhi di tutti. Perché con esso si sta già attuando la cancellazione dei valori culturali conquistati nel secolo scorso, dopo due guerre mondiali. Perché si sta vigorosamente raschiando quella salutare patina di cultura giuridica così difficilmente coltivata proprio su quei valori. Perché si stanno letteralmente eradicando tutte quelle piante e quei cespugli che nel Novecento si erano saggiamente, ossia preventivamente, piantati e coltivati per prevenire una sempre possibile e sempre temuta esondazione dei fiumi infernali. Soprattutto il Lete, quello che quando si gonfia tracima in demenza. A differenza del Nilo, le cui inondazioni hanno sempre reso fertili le terre arse, il Lete dapprima appesta, avvelena e fa morire quei cespugli, e in seguito fa crescere e moltiplica solo fiori venefici e ovviamente amenti. Le persone che di questi fiori si nutrono maturano una forma di demenza difficile e quasi impossibile da estirpare. Più che a una vera logica, il loro pensiero assomiglia a un meccanismo che viene automaticamente attivato ogni volta che qualcosa appare in contrasto con le loro opinioni indiscusse e indiscutibili, con convinzioni che ben presto si trasformano in dogmi. Scopo istintivo, e quindi irriflesso e irrazionale della demenza è infatti cancellare la memoria, soprattutto quella che le crea disagio, cioè quella che le risulta più dolorosa. Per questo motivo, per esigenze celebrative e istituzionali è costretta a sopportarne il disagio solo per un giorno, per qualche ora, in attesa del ritorno salutare all’oblio. Ma in ciò è sostenuta dalla ritualizzazione delle celebrazioni e dalla loro monotona ripetitività, sfruttata peraltro sagacemente dalle nuove agenzie turistiche che, strutturate a sistema, hanno finito per determinare la presenza straripante dell’oblio all’interno della stessa memoria.

Al demente interessa solo distruggere, buttar giù e ricostruire sulle macerie che egli si diverte a produrre. Rade al suolo, nel modo più rapido possibile, tutto ciò che non lo soddisfa, che ne vanifica i sogni e che ne limita i bisogni immediati. Prende ciò che gli torna utile e il resto lo getta dalla finestra o lo butta nel water. Se poi ad esempio qualcuno gli dice di non fare una certa cosa, siate pur certi che egli la farà. Il demente infatti fa proprio ciò che non si dovrebbe fare, fa accadere ciò che non dovrebbe accadere, dice cose che non dovrebbe dire. Anzi – e in questo si potrebbe forse rilevare all’interno della sua demenza una sorta di logica, sebbene inconsapevole – egli fa ciò che non andrebbe fatto proprio quando sa che con quel suo fare provoca sofferenza in qualcuno. Si tratta di una logica inconsapevole perché sembra che non si renda completamente conto di tutte le conseguenze del suo agire. Per questo motivo il suo operare appare a tutti privo di logica. In realtà pur nella sua demenza inconsapevole egli mira tuttavia a uno scopo offensivo ben preciso. Sa esattamente cosa fare e cosa dire per colpire nel punto debole coloro che hanno conservato quella memoria, coltivato quei diritti, costruito quei valori.

Ecco, per poter salvaguardare questa memoria, questi diritti e questi valori – è la proposta di un poeta – occorrerebbe non “andare verso il popolo”, come spesso e stancamente si ripete, ma “essere popolo”. Un popolo fatto di cittadini che sappiano trovare in sé la forza di scuotersi dal dormiveglia, dall’inedia e soprattutto dall’interdizione in cui gettano le azioni riottose, istintive e apparentemente illogiche dei dementi. Dei cittadini insomma – è ancora il poeta che parla – che siano capaci di cogliere nelle “malefatte” di quei dementi “interventi chirurgici”, di rilevarne la logica testarda del passo dopo passo, del passo alla volta, dello Schritt für Schritt. Ma questo giovane poeta ci si mostra ancora più profondo e lungimirante quando, a un anno dalla morte, osservava lucidamente che la barbarie subita da lui, ma anche quella cui assistiamo noi oggi, insomma ogni barbarie, ogni fascismo nasce, appunto, “in modi non razionali, non misurabili, non prevedibili”, da una “cultura irrazionalistica”, da una “concezione magica del mondo” capace di influire anche sull’analfabeta, capace anzi di rendere gli individui analfabeti sia nelle lettere che nei sentimenti. Essi, questi dementi, sono poi così a-razionali che per mostrarsi intelligenti non sanno fare altro che rifarsi all’intelligenza artificiale. Ed è con questa che oggi essi vorrebbero influenzare e dominare il mondo intero.

Ecco perché, in ultima analisi, la demenza e l’oblio non si possono contrastare ricordando a comando. Lo si può fare invece conservando e coltivando onestamente e responsabilmente la memoria nel silenzio della propria anima. Ogni giorno. Solo con un tale senso di lucida responsabilità, un senso intimo come il profumo delle Rose Bianche, si può pensare di uscire dalle tenebre pervasive della demenza. Altrimenti saremo costretti ancora una volta a dare ragione a Ka-Tzetnik, uno dei sopravvissuti ai Lager tedeschi, che dopo la liberazione si era adoperato in Israele per la nascita dello Stato palestinese. Se l’umanità, ammoniva il deportato, non è in grado di trarre una lezione da Auschwitz, se continua ad agire come se Auschwitz non fosse mai stato, allora questa umanità non è degna di sopravvivere a se stessa.

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