Titolo - Gli arancini di Montalbano
Autore - Andrea Camilleri
Casa editrice - Mondadori, Milano
Anno di pubblicazione - 2006 Edizione speciale
Pagine - 285
Lingua - Italiano
ISBN - 8804560746
Genere - narrativa italiana
Riassunto - direi che è impossibile farlo. Sono 20 racconti, uno diverso dall'altro. Anche se ho scoperto che su
Wikipedia qualcuno lo ha fatto.
Lascio il link:
Personaggi - Tanti e vari, tutti protagonisti dei racconti brevi
Osservazioni - Da questi racconti sono tratti
numerose fiction, ma devo ammettere che lo scritto dell'autore è migliore. Decisamente (non se ne abbiano a male gli sceneggiatori)
Il primo perché difronte ad una violenza efferata, due ammazzano una ragazza, le cavano gli occhi e li friggono, cuociono i polpacci a mo di bistecca, il commissario non se la sente di proseguire ad essere il protagonista del racconto e chiede all'autore (Camilleri) di interromperlo. Cosa che avviene.
Il secondo perché gli
arancini siciliani (*) hanno un sapore indescrivibile, direi celestiale. Non dovrei dirlo, dato che nel ragù c'è carne ed io sono
vegana ma il racconto mi riporta la mente a ricordi di un'estate di tanti anni fa in questa bellissima isola che mi fece innamorare, e quindi concordo con la scelta del commissario.
Riflessioni
Ultimamente mi sto appassionando a fare paragoni tra i libri e le
sceneggiature delle fiction. Dando per ammesso che i libri sono migliori, devo dire che anche le sceneggiature non sono da meno. Mettere insieme vari episodi letterari e fare la trascrizione per trarne dei film non è certamente facile. Quindi applausi agli sceneggiatori tra cui lo stesso Camilleri.
(*) ricetta descritta dallo stesso Camilleri:
Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasuto nel DNA, nel patrimonio genetico.
Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato (stracotto in italiano 😂) di vitello e di maiale in parti uguali che deve cociri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanisa, (senza zafferano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa riffriddare. Intanto si cocino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini 'na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezza luna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suo succo della carne s' ammisca con il risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s'assistema nel palmo di una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell'altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d'ovo e nel pane grattato. Dopo, tutti gli arancini s'infilano in una padeddra d'oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d'oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringrazziannu u Signiruzzu, si mangiano! (pag. 279)
Personalmente preferisco mangiarli, che prepararli. Una bontà che mi fa dimenticare di essere vegana. Chiedo scusa. 😜